mercoledì 12 dicembre 2012

Altro show di Belinelli Chicago fa tris «E' la vittoria più importante dell'anno»

23 punti, poi sedici e, la scorsa notte, ventidue: nella continuità di Marco Belinelli c'è il rilancio di un giocatore e di una squadra come Chicago, che coglie tre successi in fila, l'ultimo contro gli storici rivali di New York privi di Anthony (93-85). «La vittoria più bella dell'anno, la più importante: per me e per la squadra», dice il bolognese alia tv che io elegge uomo chiave delia serata. Belinelli si rivela decisivo fin dal primo quarto: confermato in quintetto, gioca con la sicurezza di un veterano, dando la spinta ai Bulls con sedici punti, compreso il tiro di tabella da quasi metà campo sulla sirena. Grazie a lui Chicago si conferma in testa alia Centrai Division e stoppa a cinque successi la striscia di New York. Belinelli, che appena due settimane fa guardava i compagni dalia panchina, chiude con 22 punti con 4/9 da due, 4/6 da tre, 4 rimbalzi, un assist, 3 recuperi. Notte importante per Miami, che torna al successo dopo due stop contro New Orleans (106-90, Wa-de 26), e per San Antonio, che batte Charlotte (132-102). Houston cade con Dallas (109-116, Harden 39, Mayo 40).
Da "Il Resto del Carlino" del 10 Dicembre 2012.

mercoledì 24 ottobre 2012

Anelli, bulli e pupe: il basket Usa visto da un insider

Il signore degli anelli, o meglio: dell'anello. Quello che chiunque calpesti il parquet dell'Nba, sogna un giorno di possedere. Ce n'è uno per ogni giocatore della squadra che si aggiudica il campionato Usa. E lui, «Beli», ovvero Marco Belinelli, lo vuole a tutti i costi. Al punto da avere accettato un ingaggio a quasi la metà dei soldi rispetto a quelli incassati nell'ultima stagione, a New Orleans pur di vestire la maglia dei mitici Chicago Bulls. Una scelta controcorrente: sicuro che ne valga la pena? I soldi non sono tutto. Sul tavolo avevo almeno quattro - cinque offerte. Tutte più vantaggiose. Ma quando il mio procuratore per gli Usa Sam Goldfider mi chiamò per i Bulls risposi in un paio d'ore. II rìschio di fare panchina c'è. Dovrò vedermela con Richard Hamilton, che partirà da titolare nel mio ruolo da guardia. Ma le sfide non mi spaventano. E poi... E poi? È stato l'allenatore Tom Thibodeau, fra i migliori dell'Nba, a volermi. Conosco da anni anche Derrick Rose, la stella della squadra, ora infortunato, che dovrebbe rientrare nel marzo 2013 in Marco Belinelli, classe 1986, è originario di San Giovanni in Persiceto (Bologna). piena stagione pre playoff. Nel 2007 eravamo insieme all'orientation rookie, la tre-giorni dedicata alle matricole dell'Nba. Allenamenti a non finire? No, solo lezioni su come cavarsela nell'Nba. Qui girano soldi, parecchi soldi. Gli ingaggi sono paragonabili a quelli del calcio europeo. Il rischio di non sapersi gestire c'è. Ci saranno pure molte donne... Vero. Ma io preferisco il tipo mediterraneo. Qui la stragrande maggioranza delle ragazze è rifatta. È vero che il livello dell'Nba è calato rispetto agli anni 80? È cambiato il gioco. Ora è molto più fisico. Conta la forza Quanti sono gli stranieri? Il 20 per cento circa. Arrivano da tutto il mondo, compresa Australia e Cina. Gli italiani restano i più eleganti, però, o sbaglio? A parte qualche rara eccezione gli americani non sono certo delle icone di stile (ride e confessa la sua passione per i calzini ipercolorati). Da "Panorama" del 24 Ottobre 2012 - Ed. di Milano.

giovedì 3 maggio 2012

giovedì 26 aprile 2012

Belinelli trascinatore

VENTITRÉ' PUNTI e il canestro decisivo: Beiinelii rialza la testa, firmando la vittoria di New Orleans su Golden State (83-81). Decisiva anche la vittoria in rimonta di Utah su Phoenix (100-88) con 26 punti e 15 rimbalzi di Millsap: i Jazz, infatti, conquistano l'ultimo posto valido per i playoff. Mentre Boston si toglie la soddisfazione di imbavagliare Miami (78-66) in una gara senza stelle (in campo non si vedono Ray Alien, Rondo e Garnett da una parte, LeBron, Wade e Bosh dall'altra), i Ciippers cadono ad Atlanta (109-102) nonostante i 36 punti di Grif-fìn e i 26 di Paul. Intanto Metta World Peace, come si fa chiamare ora Ron Artest, è stato fermato per sette giornate per la gomitata rifilata a James Harden: l'ala dei Lakers, che in passato aveva pagato con un anno di stop una rissa con il pubblico, salterà le prime gare dei playoff. Da "Il Resto del Carlino" del 26 Aprile 2012.